ESSAI


IL PRIMO MERAVIGLIOSO SPETTACOLO

 
Regia: Davide Sibaldi
Interpreti: Lino Trentini, Paola Bonetti, Carla Pasetti, Daniele Doka, Tiberio Orsini e i bambini, i loro genitori e i loro maestri delle classi III F e III G (Anno 2015/2016) dell’IC E. Rinaldini di Ghedi
Soggetto: Davide Sibaldi – (Giuseppe e lo Sputafuoco)
Montaggio: Davide Sibaldi
Scenografia: Chad Keith
Produzione: Davide Sibaldi
Origine: Italia - 2016
Genere: Documentario, Animazione
Durata: 87 min.
 
 
 
 
Serata speciale con la presenza del regista
In collaborazione e con l’alto patrocinio di UNICEF e AMNESTY INTERNATIONAL
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 24 Maggio - ore 21.15

Occhiello

Un grande film che affronta la discriminazione con grande sensibilità e delicatezza.

La trama

Un film documentario che rivolge lo sguardo a tematiche d’attualità quali l’immigrazione e l’integrazione di adulti e ragazzi stranieri e di bambini con disabilità psichiche (Autismo, ADHD, BES) in Italia. Davide Sibaldi affronta l’argomento da un punto di vista positivo e gioioso, concentrandosi su tutti gli aspetti rasserenanti che possono nascere dall’integrazione, dall’unione di diverse culture. Un’avventura per adulti alla ricerca del Bambino Interiore nel mondo di oggi.

La critica

Basato sul libro Giuseppe e lo Sputafuoco scritto e illustrato da Davide Sibaldi e presentato al Salone del Libro di Torino 2016, il documentario racconta la storia di un grande spettacolo teatrale in cui recitano 45 bambini provenienti da 11 Paesi del mondo. Un film per bambini ma soprattutto per gli adulti; un film sull’importanza del Bambino Interiore e dell’integrazione tra i popoli; queste sono le premesse e le considerazioni del Regista-Scrittore. (…) Essendo di origine italiana, russa, polacca, siriana e francese, il regista l’integrazione la conosce molto bene e osservando i film e documentari che parlano di immigrati al cinema e in televisione ha notato che l’attenzione è sempre rivolta agli aspetti più macabri, violenti e disperati di tali fenomeni. Vi è una mercificazione del dolore umano. E le statistiche riportano che i film su tali argomenti o puntano a far provare pena nei confronti degli immigrati o a identificarli come criminali violenti, per questo con questo film vuole evidenziare sempre di più l’importanza e la criticità del problema, ma allo stesso tempo vuole dimostrare che l’integrazione è possibile, soprattutto tra i bambini dove i pregiudizi insiti negli adulti non sono certamente presenti nell’animo puro e casto dei bambini. Allo stesso tempo gli adulti non devono MAI e poi MAI dimenticare che i bambini non hanno razza, colore, sesso perché tutti i bambini sono uguali, tutti i bambini hanno gli stessi diritti di crescere e divertirsi di giocare… tutti hanno il diritto di vivere nel migliore dei modi.


ELLE

 
Regia: Paul Verhoeven
Interpreti: Isabelle Huppert, Christian Berkel, Anne Consigny, Virginie Efira, Charles Berling, Laurent Lafitte, Vimala Pons, Jonas Bloquet
Soggetto:Philippe Djian - (Romanzo)
Sceneggiatura: David Birke
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Job ter Burg
Musiche: Anen Dudley
Scenografia: Laurent Ott
Produzione: SBS Productions, SBS FILMS, Twenty Twenty Vision Filmproduktion
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Francia, Germania - 2016
Genere: Thriller, drammatico
Durata: 130 min.
 
 
 
 
In Concorso al 69° Festival di Cannes.
Vincitore del Golden Globes 2017 per: Miglior Film Straniero e Miglior Attrice Protagonista di Film Drammatico (Isabelle Huppert).
Isabelle Huppert è stata candidata agli Oscar 2017 come Miglior Attrice.
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 31 Maggio - ore 21.15

Occhiello

Tra dramma e thriller, un'opera coraggiosa e forte, retta dagli sguardi e dalle reazioni misurate dell’incomesurabile isabelle huppert.

La trama

Michelle è la proprietaria di una società che produce videogiochi ed è una donna capace di giudizi taglienti sia in ambito lavorativo che nella vita privata. Vittima di un stupro nella sua abitazione non denuncia l'accaduto e continua la sua vita come se nulla fosse accaduto. Fino a quando lo stupratore non torna a manifestarsi e la donna inizia con lui un gioco pericoloso.

La critica

" (...) un film di più di due ore avventuroso, spiazzante e spiritoso, tratto dal romanzo Oh... di Philippe Djian (...). Elle è una stranissima bestia multiforme: dramma familiare, commedia nera, giallo hitchcockiano (si sospetta di un vicino come ne La finestra sul cortile, sono presenti forbici da usare come arma di difesa modello Il delitto perfetto) e shock erotico europeo (c'è il sadomasochismo de La pianista di Haneke nonché il trauma che ti trasforma da vittima in carnefice à la Il danno di Louis Malle). Solamente Isabelle Huppert sarebbe stata in grado di interpretare un personaggio cosi potente, complesso e affascinante. Solamente Paul Verhoeven avrebbe potuto avere il coraggio di sfidare una grande attrice a esplorare il cuore di tenebra della sessualità femminile. Da un buon romanzo, un film eccezionale."

Francesco Alò, 'Il Messaggero'


FOOTPRINTS - IL CAMMINO DELLA VITA

 
Regia: Juan Manuel Cotelo
Sceneggiatura: Juan Manuel Cotelo, Alexis Martínez
Fotografia: Alexis Martínez
Montaggio: Alexis Martínez
Produzione: Infinito + 1
Distribuzione: Infinito + 1
Origine: Spagna - 2015
Genere: Documentario
Durata: 89 min.
 
 
 
 
Serata in collaborazione con il Centro Culturale Portaluppi
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 7 Giugno - ore 21.15

Occhiello

Sofferenza, superamento, contemplazione, allegria, amicizia, bellezza, riflessioni spirituali... Questo è footprints

 

La trama

Un gruppo di giovani dell'Arizona viaggia fino in Spagna per realizzare uno dei pellegrinaggi più importanti del mondo. Per 40 giorni e 1000 km, Juan Manuel Cotelo e il suo team, li accompagneranno nella più grande avventura della loro vita: un viaggio fisico e spirituale capace di trasformarli per sempre. Il loro percorso attraversa il Cammino del Nord (dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 2015), la Ruta Lebaniega e il Cammino Primitivo, con piccole deviazioni dall'itinerario ufficiale per visitare luoghi emblematici come la casa di Sant'Ignazio di Loyola, i monumentali Picos de Europa o per pregare davanti alla Vergine di Covadonga.

 

La critica

"Sofferenza, superamento, contemplazione, allegria, amicizia, bellezza, riflessioni spirituali... Il film trasmette tutta la gamma di emozioni che il Cammino emana. E, secondo Juan Manuel Cotelo, la sfida principale di questo lavoro cinematografico sul Cammino di Santiago, è stato mostrare un viaggio interiore, ovvero il processo interno di trasformazione dei pellegrini.


MOONLIGHT

Regia: Barry Jenkins
Interpreti: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monáe, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, André Holland, Alex R. Hibbert, Don Seward
Sceneggiatura: Barry Jenkins
Fotografia: James Laxton
Musiche: Nicholas Britell
Montaggio: Nat Sanders, Joi McMillon
Scenografia: Hannah Beachler
Produzione: A24
Distribuzione: Lucky Red
Origine: USA - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 111 min.
 
 
 
Serata Speciale CONTRO IL BULLISMO. Introduzione e dibattito finale a cura dell’Avv. Laura Rossoni e della Psicoterapeuta Dott.sa Sabina Albonetti.
 
Vincitore del Golden Globe come Miglior Film Drammatico.
Vincitore di 3 Premi Oscar per: Miglior Film, Attore Non Protagonista (Mahershala Ali) e Sceneggiatura Non Originale.
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 14 Giugno - ore 21.15

Occhiello

Dall'infanzia all'età adulta, i dolori e le gioie di un giovane omosessuale che combatte per vivere in libertà la sua vita.

 

La trama

Miami. Little ha dieci anni ed è il bersaglio dei bulli della scuola. Sua madre si droga e lui trova rifugio in casa di Juan e Teresa, dove può parlare poco ma sa che può trovare le risposte alle domande che più gli premono. Nero fra soli neri, dei suoi coetanei non condivide l'atteggiamento aggressivo, l'arroganza che indossano fin da piccoli. Chiron -è questo il suo vero nome- non è un duro, ma nemmeno un debole. È gay e, anche se non lo dice, non sa essere chi non è, non sa e non vuole adeguarsi, così si ribella e finisce in prigione. Quando esce, Black è diverso, cambiato, apparentemente un altro, ma sempre lui.

 

La critica

" Alla luce della luna i ragazzini neri diventano blu': fin dal suo titolo, la pièce di Tarell Alvin McCraney da cui è tratto Moonlight evoca una dimensione lirica, tra realtà e sogno. Con movimenti di macchina circolari, lenti e ipnotici, frequenti ralenti, un uso del colore che «forza» la profondità degli azzurri, dei bruni e dei rosa, e alcune abili ellissi narrative, Barry Jenkins, nel suo film, allude a quella stessa dimensione altra, ma poi la stempera in un realismo poetico più convenzionale, rassicurante. (...) Il ghetto, cuore pulsante della blaxploitation dei seventies e del cinema di guerra della black renaissance anni Novanta (Clockers, Boys in the Wood, New Jack City), in Moonlight, diventa lo sfondo della tormentata scoperta d'identità di Chiron (...) in un'opera apparentemente «piccola», intimista, educata; un mélo che avanza in punta di piedi, pieno di silenzi per «farti pensare», per farti riflettere su come sia difficile per una individuo poter essere liberamente quello che si è. Non a caso Chiron sarà spesso vittima di bullismo da parte dei coetanei prima e degli adulti dopo. Questo film vuole dimostrare, ancora una volta, quanto l’uomo non sia ancora in grado di accettare gli individui per quello che sono, per la persona che rappresentano e non i pregiudizi insiti nella nostro background culturale. Impara ad amare il prossimo tuo come te stesso.”

 

" Nella sua poetica complessità, l'opera seconda del trentacinquenne Barry Jenkins ha vari motivi di interesse, a partire dal fatto che all'implicita domanda «Cosa significa essere nero nell'America di oggi?» risponde con il ritratto giocato fuori dagli stereotipi di un giovane omosessuale, dimostrando che la questione dell'identità di un uomo di colore è tema complesso e non banalmente riconducibile a livello di problemi di razza. All'origine c'è il soggetto teatrale, In Moonlight Black Boys Look Blue, nel quale il drammaturgo in ascesa Tarell Alvin McCraney, coetaneo del regista e come lui natio di Miami, ricorda la sua esperienza di adolescente omosessuale alle prese con i pregiudizi e la violenza di un ambiente nero machista. Del testo il film mantiene la divisione in tre capitoli che sull'arco di una ventina d'anni vanno a tratteggiare il percorso di formazione di Chiron (...). Nella trasognata fotografia di James Laxton, il sobborgo di Miami, dove si svolge la storia, acquista un'onirica valenza di realtà rievocata; e Jenkins possiede un'indubbia capacità di suggerire gli stati d'animo attraverso il fluido scorrere di immagini ben contrappuntate dalla ricca colonna musicale curata da Nicholas Briten. (…) Moonlight vibra di un'emozionale corda lirica, ed è questo il registro su cui sintonizzarsi per apprezzarne l'innovativa sensibilità."

Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'


 

LE ULTIME COSE

 
 
 
Regia: Irene Dionisio
Soggetto: Irene Dionisio
Fotografia: Caroline Champieter
Montaggio: Aline Hervé
Produzione: Amka Film Productions - Ad Vitam Production
Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà
Origine: Italia, Svizzera, Francia
Genere: Drammatico
Durata: 85 min
 
 
Introduzione e dibattito finale a cura
dell’Associazione Nuvole in Viaggio
 
 

 

 

 
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 
 
 

Mercoledì 21 Giugno - ore 21.15

 
 

Occhiello

Con grande economia di mezzi e di immagini, ma con grande cura e caparbietà dionisio confeziona un film neo-neorealista sulla nuova povertà

 

La trama

Il film racconta tre semplici storie che si intrecciano al Banco dei pegni di Torino sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto. Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.

 

La critica

" (...) Irene Dionisio, 29 anni e la mano sicura di chi viene dal documentario, modella con un senso del racconto nutrito da un'osservazione sempre puntuale, appassionata, incalzante. Metafora perfetta di un presente spietato quanto ipocrita. Ben servita da attori al diapason, immagini dimesse quanto incalzanti, musiche per una volta intonatissime. Un film-modello per un cinema che (in Italia) sanno fare in pochi, ma per fortuna esiste e resiste. ”

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

 

“ In questa sua opera prima la trentenne Dionisio, allieva di Segre e Bellocchio, ambienta il suo film in un banco di pegni di Torino, laddove chiunque si reca in cerca di denaro per poter sopravvivere portando con se beni da cui magari non vorrebbe mai separarsene. (…)

Questo è un nuovo modo di parlare di realtà, vera, questo è un nuovo neo-neorealismo in senso stretto con quei modi e quelli pause tipiche del primo vero realismo, ma con quegli escamotage filmici e con quell’impostazione moderna. Come nel primo dopo guerra, anche questa volta l’Italia vive un periodo di povertà, materiale ed anche intellettuale, che prima vedevamo con l’intramontabile Anna Magnani in Roma Città Aperta e che oggi vediamo nel film sul volto di tutte quelle persone che per poter sopravvivere e per far sopravvivere i loro cari debbono separarsi di qualcosa a loro molto caro, laddove il valore sentimentale dell’oggetto supera di gran lunga quello intrinseco. Oggi come allora la povertà c’è ancora, è inutile nasconderlo e far finta di non vedere quanto la macroeconomia abbia danneggiato la microeconomia, è inutile far finta di non vedere quanto la soglia di povertà stia aumentando sempre di più. (…) Con questo film possiamo notare quanto la meschinità di chi si trova dietro il banco, lucrando sulla vita di chi porta in pegno qualcosa di caro, altro non è che quell’indifferenza che ognuno di noi ha spesso verso il prossimo,… non dimentichiamoci mai che dietro un oggetto portato in pegno c’è la persona, una persona bisognosa di aiuto, spesso fragile che necessita di qualcuno che la sostenga, ma soprattutto ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino e che la aiuti a superare i momenti difficili di questa nuova povertà fatta di persone normalissime: divorziati, pensionati che non riescono a comprarsi i medicinali etc…  Un film veramente toccante ed unico, un film su di noi e sulla nostra società, bella o brutta che sia… a noi la scelta.”