ESSAI


L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

 
Regia: Aki Kaurismäki
Interpreti: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Kaija Pakarinen, Simon Hussein Al-Bazoon, Tuomari Nurmio,Kati Outinen
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Fotografia: Timo Salminen
Montaggio: Samu Heikkilä
Scenografia: Ville Grönroos, Heikki Häkkinen, Markku Pätilä
Costumi: Tiina Kaukanen
Produzione: Sputnik
Distribuzione: Cinema (di V. De Paolis)
Origine: Germania, Finlandia - 2017
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 98 min
 
 
 
 

Orso d'Argento per la Miglior Regia al 67° Festival Di Berlino.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 28 Giugno - ore 21.15

Occhiello

Kaurismaki impartisce importanti lezioni senza dimenticare di far sorridere, come solo i grandi del cinema sanno fare.

La trama

Khaled è un rifugiato siriano che, giunto a Helsinki dopo un viaggio clandestino a bordo di una nave da carico, chiede asilo senza grandi speranze di successo. Wikström è un rappresentante di camicie che decide di tentare la fortuna al tavolo da gioco e, avendo vinto, molla il suo lavoro per apre il ristorante “La Pinta Dorata” in un angolo remoto della città. I destini di questi due uomini si incrociano dopo che le autorità rifiutano la richiesta di asilo di Khaled. Quest'ultimo, infatti, decide di rimanere nel paese illegalmente, vivendo per strada ed è in un cortile buio dietro al suo ristorante che Wikström lo incontra. Dopo avergli offerto un letto e un lavoro, Wikström e Khaled, insieme alla cameriera del locale, allo chef, al direttore di sala e a un cane vivranno una serena utopia e insieme, forse, riusciranno a trovare ciò che cercano.

La critica

" The Other Side of Hope (...) ritorna sulla relazione che era già al centro del precedente Miracolo a Le Havre, quella cioè tra l'Europa e i migranti che arrivano qui costretti a fuggire da dolorosi vissuti di guerra, miseria, violenza; il tutto è realizzato nello stile di Kaurismäki, in quell'oscillazione (che già il titolo sembra suggerire) tra il mondo com'è e come lo vorremmo, il «suo» mondo di regista in cui l'utopia, il fiabesco mettono a nudo con precisione i paradossi della realtà (che è poi la forza del cinema) e la sua potenza politica e di consapevolezza. È in questa «distanza» che Kaurismäki negli anni ha inventato una Finlandia fuori dal tempo, un paesaggio interiore popolato da figure stralunate, buffi sognatori, giocatori di azzardo, musicisti rock e folk al centro delle sue inquadrature limpide che arrivano all'essenza delle cose . (...) The Other Side of Hope è finora il film più bello visto nel concorso berlinese e senz'altro la scommessa ancora una volta vinta che si può parlare del presente senza cadere nei luoghi comuni e soprattutto senza mettere da parte il cinema. Kaurismäki sa magnificamente guardare il nostro tempo continuando a inventare un'immagine che anche nel confronto con un tema di «attualità» sorprende lo sguardo lievitando nel suo tocco sempre esilarante. Senza retorica da «buone coscienze», la sua poetica cattura i paradossi del presente con umorismo, comicità, sentimento. Non ci sono tante spiegazioni se non che da qualche parte esistono delle persone che si aiutano come possono. Sono scelte piccole, prive di enfasi, che pure diventano gesti di grande rottura rispetto all'indifferenza, alle assurdità di leggi, confini, trattati politici, interessi dei potenti. Lì, nella sala scassata del ristorante La pinta d'oro una rete di «solidarietà» diventa possibile, anche se questo non significa che tutto il male sparisca. È un primo gesto, qualcosa da cui ripartire: l'altro lato di una speranza che è quasi come una rivoluzione."

" L'altro volto della speranza ci dice alcune cose molto serie, e la più seria di tutte è questa: sul dramma degli immigrati bisogna anche saper ridere! Ovviamente questa riflessione riguarda la sfera artistica, riguarda Kaurismäki come regista e noi tutti come spettatori. Il film è un miracolo (il precedente lavoro del finlandese si intitolava Miracolo a Le Havre): affronta in modo molto diretto un tema complesso e doloroso, racconta l'odissea burocratica del giovane siriano con la precisione di un documentario, sembra insomma un film di Ken Loach... e invece è un film di Kaurismäki quindi fa anche, spesso e volentieri, morir dal ridere. (...) Alcuni film aiutano a capire il mondo, L'altro volto della speranza è uno di questi film. "

Alberto Crespi, 'L'Unità'

" Kaurismäki fa parte di quella specie rara di cineasti che andrebbe protetta perché offre al cinema una valenza (e violenza) morale inserendola in uno stile, perfino in una maniera. Con misura cinica e humour da Keaton, parco di parole ma generoso di suggestioni e distributore di solitudini, il finlandese Aki narra L'altro volto della speranza in una Helsinki da fantascienza. (...) L'autore non bara con le parole, si fida del silenzio, ha una scrittura limpida, senza macchie né baffi, dice le cose in modo semplice e inequivocabile: in giro c'è razzismo e i burocrati sono così ottusi da dichiarare Aleppo luogo sicuro. Dietro la compostezza del welfare che lascia pochi spiccioli di pìetas di mancia, il vero senso di queste vite azzoppate si nasconde negli sguardi e nei luoghi da zombies (...). Un capolavoro di sintesi come tutto il film, tutto senza zucchero. "

Maurizio Porro, 'Corriere della Sera’


MOONLIGHT

 
Regia: Barry Jenkins
Interpreti: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monáe, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, André Holland, Alex R. Hibbert, Don Seward
Sceneggiatura: Barry Jenkins
Fotografia: James Laxton
Musiche: Nicholas Britell
Montaggio: Nat Sanders, Joi McMillon
Scenografia: Hannah Beachler
Produzione: A24
Distribuzione: Lucky Red
Origine: USA - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 111 min
 

Serata Speciale CONTRO IL BULLISMO. Introduzione e dibattito finale a cura dell’Avv. Laura Rossoni e della Psicoterapeuta Dott.sa Sabina Albonetti.

 

Vincitore del Golden Globe come Miglior Film Drammatico.

Vincitore di 3 Premi Oscar per: Miglior Film, Attore Non Protagonista (Mahershala Ali) e Sceneggiatura Non Originale.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 5 Luglio - ore 21.15

Occhiello

Dall'infanzia all'età adulta, i dolori e le gioie di un giovane omosessuale che combatte per vivere in libertà la sua vita.

 

La trama

Miami. Little ha dieci anni ed è il bersaglio dei bulli della scuola. Sua madre si droga e lui trova rifugio in casa di Juan e Teresa, dove può parlare poco ma sa che può trovare le risposte alle domande che più gli premono. Nero fra soli neri, dei suoi coetanei non condivide l'atteggiamento aggressivo, l'arroganza che indossano fin da piccoli. Chiron -è questo il suo vero nome- non è un duro, ma nemmeno un debole. È gay e, anche se non lo dice, non sa essere chi non è, non sa e non vuole adeguarsi, così si ribella e finisce in prigione. Quando esce, Black è diverso, cambiato, apparentemente un altro, ma sempre lui.

 

La critica

" Alla luce della luna i ragazzini neri diventano blu: fin dal suo titolo, la pièce di Tarell Alvin McCraney da cui è tratto Moonlight evoca una dimensione lirica, tra realtà e sogno. Con movimenti di macchina circolari, lenti e ipnotici, frequenti ralenti, un uso del colore che «forza» la profondità degli azzurri, dei bruni e dei rosa, e alcune abili ellissi narrative, Barry Jenkins, nel suo film, allude a quella stessa dimensione altra, ma poi la stempera in un realismo poetico più convenzionale, rassicurante. (...) Il ghetto, cuore pulsante della blaxploitation dei seventies e del cinema di guerra della black renaissance anni Novanta (Clockers, Boys in the Wood, New Jack City), in Moonlight, diventa lo sfondo della tormentata scoperta d'identità di Chiron (...) in un'opera apparentemente «piccola», intimista, educata; un mélo che avanza in punta di piedi, pieno di silenzi per «farti pensare», per farti riflettere su come sia difficile per una individuo poter essere liberamente quello che si è. Non a caso Chiron sarà spesso vittima di bullismo da parte dei coetanei prima e degli adulti dopo. Questo film vuole dimostrare, ancora una volta, quanto l’uomo non sia ancora in grado di accettare gli individui per quello che sono, per la persona che rappresentano e non i pregiudizi insiti nella nostro background culturale. Impara ad amare il prossimo tuo come te stesso.”

 

" Nella sua poetica complessità, l'opera seconda del trentacinquenne Barry Jenkins ha vari motivi di interesse, a partire dal fatto che all'implicita domanda «Cosa significa essere nero nell'America di oggi?» risponde con il ritratto giocato fuori dagli stereotipi di un giovane omosessuale, dimostrando che la questione dell'identità di un uomo di colore è tema complesso e non banalmente riconducibile a livello di problemi di razza. All'origine c'è il soggetto teatrale, In Moonlight Black Boys Look Blue, nel quale il drammaturgo in ascesa Tarell Alvin McCraney, coetaneo del regista e come lui natio di Miami, ricorda la sua esperienza di adolescente omosessuale alle prese con i pregiudizi e la violenza di un ambiente nero machista. Del testo il film mantiene la divisione in tre capitoli che sull'arco di una ventina d'anni vanno a tratteggiare il percorso di formazione di Chiron (...). Nella trasognata fotografia di James Laxton, il sobborgo di Miami, dove si svolge la storia, acquista un'onirica valenza di realtà rievocata; e Jenkins possiede un'indubbia capacità di suggerire gli stati d'animo attraverso il fluido scorrere di immagini ben contrappuntate dalla ricca colonna musicale curata da Nicholas Briten. (…) Moonlight vibra di un'emozionale corda lirica, ed è questo il registro su cui sintonizzarsi per apprezzarne l'innovativa sensibilità."

Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'


LE COSE CHE VERRANNO

 
Regia: Mia Hansen-Løve
Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon, Edith Scob, Sarah Le Picard, Yves Heck, Roman Kolinka, Grégoire Montana-Haroche, Elise Lhomeau
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Fotografia: Denis Lenoir
Montaggio: Marion Monnier
Scenografia: Anna Falguères
Costumi: Rachel Raoult
Produzione: CG Cinéma, Detailfilm, Arte France Cinéma
Distribuzione: Satine Film
Origine: Francia, Germania - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 100 min
 

 

 

Orso d'Argento per la Miglior Regia al 66° Festival di Berlino.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 12 Luglio - ore 21.15

Occhiello

Mia Hansen-løve, esplora i suoi temi prediletti: il tempo, l'abbandono e la riaffermazione di sé, in un film intimo sulla maturità.

 

La trama

Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l'idealismo giovanile "nell'ambizione più modesta di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste" e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli, e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un'altra donna e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un'inaspettata libertà. Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita.

 

La critica

" (...) la regista francese sembra ritrovare lo slancio di una narrazione limpida dopo le forzature del precedente Eden. (...) sempre splendida Isabelle Huppert (...). C'è molta filosofia nella costruzione del film, ma la dimensione letteraria è sempre quella prediletta da Hansen-Løve. A differenza però di tutti gli altri film, concentrati su personaggi giovani, spesso ispirati alla propria esperienza, qui al centro c'è la figura di un donna più che cinquantenne colta anche lei in un momento di passaggio. Suona strano dire «romanzo di formazione» per l'età adulta eppure è così. (...) La cosa bella però di questo personaggio femminile è che nonostante i colpi e la fragilità non perde sé stessa inseguendo modelli o logiche lontane da sé. Non finisce a letto con il ragazzetto (tipica cosa dei maschi alla sua età) e semplicemente riparte da questa sua libertà - nel frattempo è diventata nonna - che è la solitudine e la gioia comunque del suo mondo che non vuol dire rinunciare alla propria vita. L'avenir è qualcosa di aperto, la scommessa è riuscire a coglierne le promesse."

Cristina Piccino, 'Il Manifesto'

 " La vita che scorre tra ostacoli e inciampi, abbandoni e delusioni, ma senza tragedie, con un po' di malinconia, ma anche nuove improvvise gioie. È quello che racconta con grazia, intelligenza e ironia Mia Hansen-Løve ne L'avenir (...). Evitando facili scorciatoie narrative e soluzioni scontate, la regista mette in scena la lenta ricostruzione dell'identità di una donna matura che accetta con serenità il nuovo ruolo di nonna, le sfide del tempo che passa, le soddisfazioni di un'esistenza intellettualmente onesta, i limiti di ogni essere umano, fragile e al tempo stesso resistente alle intemperie."

Alessandra De Luca, 'Avvenire'

 

" Con la leggerezza profonda che caratterizza tutte le sue opere, la regista francese Mia Hansen-Løve, erede dichiarata degli autori della Nouvelle Vague, spesso paragonata a Eric Rohmer, dipinge nell' Avenir (...) il ritratto di una moglie, madre e insegnante di filosofia alle prese con quei momenti dell'esistenza in cui sembra che tutto congiuri per farci crollare. (...) Nei panni di Nathalie, Huppert si muove con la naturalezza che la rende una delle migliori attrici della scena internazionale, fragile e brusca, esile e forte, in un'altalena che avrà sicuramente colpito l'attenzione del presidente di giuria Meryl Streep (...). In una commedia hollywoodiana avremmo visto lo stesso personaggio, nella stessa situazione, correre dall'analista o dal chirurgo plastico, partire per un viaggio catartico intorno al mondo oppure fare l'amore con l'allievo bello e intelligente (...). Ma siamo in un sensibile racconto alla francese dove può succedere, in tutta naturalezza, che una filosofa lavi i piatti dopo cena, oppure versi lacrime solitarie senza tralasciare gli impegni di insegnante esigente."

Fulvia Caprara, 'La Stampa'


IL SEGRETO

 
Regia: Jim Sheridan
Interpreti: Rooney Mara, Eric Bana, Theo James, Aidan Turner, Vanessa Redgrave, Jack Reynor, Susan Lynch, Pauline McLynn
Soggetto: Barry Sebastian - (Romanzo)
Sceneggiatura: Jim Sheridan, Johnny Ferguson
Fotografia: Mikhail Krichman
Musiche: Brian Byrne
Montaggio: Dermot Diskin
Scenografia: Derek Wallace
Produzione: Irish Film Board, Apollo Media, Ferndale Films
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Irlanda - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 108 min

 

 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 19 Luglio - ore 21.15

Occhiello

Sheridan torna dietro la macchina da presa con quella portentosa ricerca di giustizia di un cinema civile, in un racconto intimo e fine sulla rappresentazione di un’epoca.

 

La trama

Irlanda. Roseanne McNulty è una donna molto anziana che ha passato più di cinquant'anni della sua vita in manicomio, a causa di un drammatico evento avvenuto nel suo passato. Durante gli anni vissuti in istituto, la donna ha affidato i propri ricordi in alcuni scritti dove accenna alla morte del figlio appena nato e al suo amore impossibile con l'aviatore Michael McNulty, morto durante la Seconda Guerra Mondiale. Ora Rose deve essere dimessa dall'istituto che sta per essere demolito, e per valutare le sue condizioni viene chiamato il Dott. Green che, non convinto della motivazione ufficiale che ha portato la donna a essere rinchiusa nella casa di cura, decide di condurre delle ricerche per suo conto. Incrociando i documenti ufficiali e i racconti di Roseanne, il dottor Green scoprirà la verità che nasconde un incredibile segreto.

 

La critica

“ (…) Si sa, Jim Sheridan sa raccontare l'Irlanda come pochi (i suoi esterni marini sono tutti splendidi) e la cattiveria irlandese come pochissimi. Quindi l'odio che s'abbatte su Rose non è mai gratuito, non è mai di maniera. Con quella portentosa ricerca di giustizia di un cinema civile come ne Nel nome del padre, uno dei sui più bei film, anche con Il Segreto il regista ci vuole stupirci un’altra volta. Pur raccontando una storia terribile e terribilmente sopra la righe, il film non smette mai di essere credibile; merito anche della splendida ambientazione. Infatti, attraverso le corse in moto sulla spiaggia, una comunità ostile quasi alla Peckinpah di Cane di paglia, la casa isolata, gli aerei che volano e che segnano, ad ogni passaggio, una continua corrispondenza sentimentale; ma soprattutto attraverso, ancora, gli sguardi, simili a quelli di Rose che non abbassa gli occhi davanti a nessuno, che sembrano disegnare immaginarie lettere d’amore, quelle parole che non sono mai state scritte ma si leggono proprio lì, nel cielo della vita. (…) Sheridan si prende come alter ego il buon primario e ci conduce con lui, tirando tutti i fili di un racconto tanto doloroso quanto intricato. E da gran professionista mette gli attori in condizione di recitare tutti al loro meglio (Rooney Mara e Vanessa Redgrave rivaleggiano anche se nessuno ci crede che possano esser state la stessa persona)."


QUELLO CHE SO DI LEI

 
Regia: Martin Provost
Interpreti: Catherine Deneuve, Catherine Frot, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot, Pauline Etienne, Marie Gili-Pierre, Anthony Dechaux
Sceneggiatura: Martin Provost
Fotografia: Yves Cape
Musiche: Grégoire Hetzel
Montaggio: Albertine Lastera
Scenografia: Thierry François
Produzione: Curiosa Films, France 3 Cinéma, Versus Production
Distribuzione: BIM
Origine: Francia - 2017
Genere: Drammatico
Durata: 117 min
 
 

In Concorso al 67° Festival di Berlino.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 26 Luglio - ore 21.15

Occhiello

Provost omaggia la sua levatrice con una storia di invenzione che conserva una base di osservazione acuta sul piano sociale.

 

La trama

Claire è un'ostetrica eccellente e talentuosa, con un'abilità naturale e il tocco più delicato per far nascere i bambini. Con il passare del tempo, però, i suoi modi delicati, il suo senso di orgoglio e di responsabilità iniziano a scontrarsi con i metodi più efficienti dei moderni ospedali. Così, giunta ormai alla fine della sua carriera, Claire comincia a mettere in discussione il proprio ruolo e le sue abilità. Poi, un giorno, la donna riceve una strana telefonata, una voce dal passato. Si tratta di Béatrice, la stravagante e frivola amante del suo defunto padre, sparita senza lasciare traccia trent'anni prima. Quest'ultima ha importanti e urgenti notizie per lei e vuole rivederla. E' così che la iper coscienziosa Claire e lo spirito libero, amante della vita Béatrice impareranno ad accettarsi l'un l'altra e, rivelandosi vecchi segreti, recupereranno gli anni perduti.

 

La critica

"(...) seconda bella sorpresa della giornata berlinese, Sage femme, cioè ostetrica, scritto e diretto da Martin Provost addosso alle misure mattatoriali di Catherine Deneuve. Un pezzo di storia del cinema che gioca di continuo con la memoria dei suoi ruoli duettando con la non meno straordinaria Catherine Frot nel ruolo di due donne opposte ma in certo modo complementari. (...) Provost, grande scultore di personaggi femminili, dosa con maestria rivelazioni, colpi di scena, affondi sentimentali. Grazie a una sceneggiatura così perfetta da concedersi anche deviazioni improvvise e feconde (quel ragazzo che nuota come un campione nella Senna, scena bella visivamente quanto imprevista), che danno a questo film ipertradizionale un vigore e un'emozione inaspettati. Puro 'cinéma de papa', come si diceva una volta, anzi 'de maman', ma che attori (da premio Olivier Gourmet, camionista e poeta inconsapevole) e che divertimento. Uno di quei film generosi e per tutti che oggi non sa fare quasi più nessuno. E proprio per questo, triste paradosso, rischia di essere sottovalutato."

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'


UN TIRCHIO QUASI PERFETTO

 
Regia: Fred Cavayé
Interpreti: Dany Boon, Laurence Arné, Noémie Schmidt, Patrick Ridremont, Christophe Canard, Christophe Favre, Karina Marimon
Sceneggiatura: Laurent Turner, Nicolas Cuche, Fred Cavayé
Fotografia: Laurent Dailland
Musiche: Klaus Badelt
Montaggio: Yann Malcor
Scenografia: Laurence Brenguier
Produzione: Jerico, TF1 Films Production, Mars Films
Distribuzione: BIM
Origine: Francia - 2015
Genere: Commedia
Durata: 89 min
 
 
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 2 Agosto - ore 21.15

Occhiello

Costruito sulla pura logica del divertissement, il film conferma Dany Boon patron della commedia made in Francia.

 

La trama

François Gautier è un incorreggibile avaro. Violinista di talento, regola la sua vita al minimo perché la sola idea di mettere mano al portafoglio lo angoscia. Biasimato dai vicini e dai colleghi, François ha una relazione esclusiva col denaro, a cui ha sacrificato tutto. Ma il sentimento improvviso per una violoncellista e la scoperta altrettanto sorprendente di aver una figlia di cui ignorava l'esistenza lo costringono a confrontarsi con la sua esagerata parsimonia e a 'spendersi' finalmente per chi ama.

 

La critica

“ Il volto comico di Dany Boon ritorna a trasmettere fobie paralizzanti, ossessioni che raggiungono livelli talmente estremi da impedire alla vita di scorrere normalmente. La forza della commedia di Fred Cavajé risiede proprio in questo fondo sostanzialmente drammatico che dona spessore ad ogni commedia che si rispetti: l’essere tirchio del signor Gautier non è descritto in modo accessorio o superficiale, il signor Gautier è tirchio sul serio, la sua è una vera e propria malattia e questo gli  rende la vita davvero impossibile. Gautier è vittima dell’assurdo minuto dopo minuto. (…) Dopo Supercondriaco Dany Boon presta nuovamente il suo volto e il suo corpo al servizio della fobia incondizionata, e qui non si scherza davvero. Francois suda freddo e scappa quando lo spesa di denaro lo minaccia, e lo sappiamo bene, la minaccia si annida ovunque. Non solo nella bolletta della luce ma in tutto ciò che riguarda la casa, nel supermercato, nel muoversi in giro per la città. D’altronde si sa, una fobia non è tale se non coinvolge a tutto tondo la quotidianità; proprio nella quotidianità rientrano anche gli affetti, le relazioni con gli altri, le cene, le uscite serali, lo svago. Con la bella Valérie ad esempio, interpretata da Laurence Arné, altro grande punto di forza di questa commedia. Valérie è anch’essa attorcigliata, anche se meno visibilmente, nelle sue timidezze e nei suoi borbottii. Per tutto l’andamento del film, François Gautier non riesce a superare se stesso, è vittima indiscussa e continua della sua ossessione e quando la vita lo mette di fronte ad una svolta inevitabile dovrà davvero lavorarci su.

 

(…) Questo film è il classico esempio di come il cinema d’oltralpe sia in grado, ancora, di  saper divertire, sfruttando anche a dovere i suoi attori in momenti esilaranti che non temono mai di raggiungere l’assurdo. La forza di questo film risiede però anche nel sua drammaticità, in quanto dietro alle risate di gioia si nascondo comunque delle risate amare, legate soprattutto agli stereotipi, ma anche alla malattia (l’essere così tirchio lo è). La parte drammatica del film la si nota più alla fine, quando Gautier ha un vero e proprio risveglio e scopre che alla fine il denaro non è tutto, non è la vita… la vita è ben altro.”


MAL DI PIETRE

 
Regia: Nicole Garcia
Interpreti: Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Roüan, Victoire Du Bois, Aloïse Sauvage, Daniel Param, Victor Quilichini
Soggetto: Milena Agus - (romanzo)
Sceneggiatura: Nicole Garcia, Jacques Fieschi
Fotografia: Christophe Beaucarne
Musiche: Daniel Pemberton
Montaggio: Simon Jacquet
Scenografia: Arnaud de Moléron
Produzione: C-Films AG, Les Productions du Trésor
Distribuzione: Good Films
Origine: Francia - 2015
Genere: Drammatico
Durata: 120 min
 

In Concorso al 69° Festival di Cannes.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 9 Agosto - ore 21.15

Occhiello

La rivincita delle donne, ma soprattutto la rivincita dell’amore, quello puro e vero.

 

La trama

Anni Cinquanta. Gabrielle vive in un piccolo paese nel sud della Francia. Vedendola presa da passioni che ritengono sconvenienti i genitori la fanno sposare con José, un gentile e onesto contadino spagnolo, sperando che questo la induca a comportarsi come si vorrebbe. Quando però si ritrova affetta da calcoli renali e viene inviata in una casa di cura sulle Alpi incontra un ufficiale che ha combattuto in Indocina e se ne innamora. Da quel momento il suo pensiero e i suoi sentimenti sono rivolti solo a lui. Saranno le situazioni della vita a decidere cosa ne sarà del suo desiderio.

 

La critica

“ Prendendo spunto dal libro omonimo dell’italiana Milena Agus e trasferendo il racconto dalla Sardegna al sud contadino della Francia, Nicole Garcia, dopo la presentazione in concorso allo scorso Festival del cinema di Cannes, porta in sala Mal di pietre e racconta l’ardore, il desiderio sessuale e di libertà delle donne di fine anni Cinquanta.

A incarnarlo Marion Cotillard alla sua ennesima prova di grande attrice, e capace di trovare un equilibrio anche oltre la misura e di rendere la sua folle Gabrielle portatrice di un certo tipo di dolore e desiderio che sono quint’essenza dell’emancipazione femminile.

(…) Mal di pietre è un film coraggioso che corre sul sottile confine  – tracciato dalle norme e convenzioni sociali – tra l’affermazione della propria identità e la follia. La regista Nicole Garcia trasmette il senso d’insoddisfazione e rabbia della protagonista lavorando per accumulo nei primi due atti del film, ma decide poi, volutamente, di chiudere la narrazione con un risveglio silenzioso e non con la deflagrazione annunciata, in modo da non rendere il film scontato e ovvio (come la vita di ognuno di noi). E proprio questa decisione, assieme alla capacità della Cotillard d’essere instabile senza mai davvero perdere il controllo, fanno del film un racconto del contemporaneo, dove l’affermazione di sé è imprescindibile dal riconoscimento dell’altro, ma soprattutto dove si nota sempre di più la forza e la purezza dell’amore, quello vero che porta spesso a dover prendere delle decisioni che non ci si aspetterebbe, ma dinanzi all’amore tutto è concesso.”