ESSAI


LADY MACBETH

Regia: William Oldroyd
Interpreti: Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie, Christopher Fairbank, Golda Rosheuvel, Anton Palmer, Rebecca Manley
Soggetto: Nikolaj Leskov- Racconto
Sceneggiatura: Alice Birch
Fotografia: Ari Wegner
Musiche: Dan Jones
Montaggio: Nick Emerson
Scenografia: Jacqueline Abrahams
Produzione: Sixty Six Pictures, iFeatures
Distribuzione: Teodora Film
Origine: Gran Bretagna - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 88 min.
 
 

Premio Scuola Holden per la Miglior Sceneggiatura al 34° Torino Film Festival (2016).

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 20 Settembre- ore 21.15

Occhiello

Lo stupendo ritratto di una gotica dark lady, secondo William Oldroyd nella sua opera prima.

 

La trama

La giovane Katherine vive reclusa in un gelido palazzo isolato nella campagna, inchiodata da un matrimonio di convenienza, evitata dal marito, disinteressato a lei, e tormentata dal suocero che vuole un erede. La noia estrema e la solitudine forzata spingono Katherine, durante una lunga assenza del marito, a avventurarsi tra i lavoratori al loro servizio e ad avviare una relazione appassionata con uno stalliere senza scrupoli. Decisa a non separarsi mai da lui, folle d'amore e non solo, Katherine è pronta a liberarsi di chiunque si frapponga tra lei e la sua libertà di amare chi vuole.

 

La critica

"Ci sono film che assomigliano a una sfida a braccio di ferro tra due contendenti ugualmente muscolosi, come in bilico tra due forze che si oppongono e si intrecciano, completandosi a vicenda. Una aiuta l'altra a stare in equilibrio, prolungando all'infinito l'attesa per chi prenderà il sopravvento sull'altro. Così sembra costruita questa Lady Macbeth: la rarefazione e il controllo dell'immagine sembrano voler imprigionare la passione e il dramma che i personaggi vivono in scena. Una sfida tra opposti, dove entrambi - la forma e l'emozione - lottano per prendere il sopravvento sull'altro, sempre provando e mai prevalendo. Così da sfidarsi continuamente, in una gara senza fine, la sola capace di trasmettere allo spettatore la necessaria tensione per vivificare il tema e il suo dipanarsi. Prima regia cinematografica di un regista già affermatosi a teatro, William Oldroyd, il film (sceneggiato da Alice Birch) si vuole una rilettura del racconto di Nikolaj Leskov Lady Macbeth di Mcensk, di cui però modifica sostanzialmente collocazione e finale, oltre che la «morale». (...) La regia ce lo racconta con un'economia di mezzi e un controllo espressivo carichi di tensione. La staticità della macchina da presa sembra guidata dall'ineluttabilità della condizione (umana, economica, femminile) che non ammette deroghe (...) la messa in scena di Oldroyd lavora sui contrasti, sulla voglia del desiderio di rompere la gabbia in cui invece la macchina da presa sembra ingegnarsi di rinchiudere Katherine. (...) a metà circa degli 88 minuti di durata del film, (...) il paragone con la sanguinaria lady shakespeariana prende forma. In che forme lo lascio scoprire allo spettatore che probabilmente resterà catturato nello scontro tra la scelta tutta femminile di chi vuole difendere il proprio diritto alla passione e la determinazione di chi è disposta a tutto per raggiungere il proprio scopo. Anche a cancellare ogni tipo di pietà. E sarà proprio qui, quando l'abisso dell'abiezione sembra spalancarsi di fronte alla donna e al suo amante che il regista e la sua sceneggiatrice abbandonano a sorpresa il testo di Leskov per imprimergli una lettura ancora più dura e drammatica, coerente con le regole di classe della borghesia trionfante che andava imponendosi in Inghilterra e nel mondo, l'unica davvero capace di fare della protagonista un'autentica «lady Macbeth»."

Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

 

"(...) Lady Macbeth è uno di quei prodotti britannici medi che a noi italiani possono provocare solo attacchi di invidia. Regia sapiente, attori pazzeschi, sceneggiatura di ferro, ambientazione suggestiva (le 'highlands' scozzesi). Ottimo esempio di una routine che poi routine non è, la gloriosa tradizione teatrale che fa della Gran Bretagna un'autentica fabbrica di attori e registi di talento. (...) Florence Pugh è inglese. Se la cercate su Google, troverete le foto di una biondina con le trecce, sorridente e simpatica. Vestitela alla foggia dell'Ottocento, scioglietele i capelli e schiaffatele in faccia un grugno perenne, e otterrete la più tremenda assassina del cinema del terzo millennio. William Oldroyd le ha cucito addosso Lady Macbeth compiendo un'operazione culturale estremamente interessante: ha bypassato Shakespeare andando a riprendere un suo illustrissimo emulo, il russo Nikolaj Leskovche ne11865 scrisse il romanzo La Lady Macbeth del distretto di Mcensk, poi trasformato in opera lirica da Sostakovic nel 1934; ha riportato la trama del romanzo e dell'opera a casa, nelle brughiere scozzesi, mantenendone però l'ambientazione ottocentesca. (...) La bravura registica di Oldroyd sta tutta nel renderci totalmente partecipi alle sventure della protagonista: stiamo con lei, anche quando compie i crimini più efferati (...). La struttura del film è teatrale, ma l'uso del paesaggio e la sapienza delle ellissi ne fanno un'opera cinematografica al 100 per 100."

Alberto Crespi, 'L'Unità'


SIERANEVADA

 
Regia: Cristi Puiu
Interpreti: Mimi Branescu, Andi Vasluianu, Bogdan Dumitrache, Ana Ciontea, Dana Dogaru, Ioana Craciunescu, Sorin Medeleni, Judith State
Sceneggiatura: Cristi Puiu
Fotografia: Barbu Balasoiu                        
Musiche: Bojan Gagic
Montaggio: Letitia Stefanescu, Ciprian Cimpoi, Iulia Muresan
Scenografia : Cristina Barbu
Produzione : Mandragora, Production 2006, Studioul de Creatie Cinematografica al Ministerului Culturii
Distribuzione: Parthénos
Origine: Romania, Francia - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 173 min.
 
 
In Concorso al 69° Festival di Cannes (2016).
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 27 Settembre- ore 21.15

Occhiello

In un film racchiuso tra pareti domestiche, Puiu si interroga su cosa sia ora la Romania e lascia allo spettatore la facoltà di giudicare.

 

La trama

A Bucarest, tre giorni dopo l'attacco contro Charlie Hebdo e quaranta giorni dopo la morte del padre, il quarantenne medico Lary trascorre il sabato insieme alla famiglia, riunita in occasione della commemorazione del defunto. L'evento, tuttavia, non va come previsto. Le discussioni si animano e le opinioni divergono. Costretto ad affrontare le sue paure e il suo passato e a riconsiderare la propria posizione all'interno della famiglia, Lary sentirà il dovere di tirare fuori alcune verità.

 

La critica

"Cristi Puiu (...) è forse la personalità più interessante di un nuovo cinema rumeno da diversi anni emergente, e il suo film (il quarto) è un gioiello tanto di drammaturgia - tutto in un microcosmo, l'universale estratto dal microscopico - quanto di regia e direzione del set e degli attori. Pensiamo solo alla difficoltà di governare il set affollato di un vero appartamento, uno spazio piuttosto angusto. E poi, come in certe magiche regie di Altman, c'è l'altra sfida di tenere a bada un impasto sonoro di voci sovrapposte e di conversazioni che entrano l'una nell'altra… da urlo!"

Paolo D'Agostini, 'La Repubblica'

 

"Una famiglia piena di segreti, un appartamento pieno di porte, un film pieno di personaggi e di storie anche se nessuno dice tutta la verità, oppure siamo noi a non sentire tutto? Ma alla fine questo puzzle caotico di facce, passioni, discussioni, disegna un quadro mosso e coerente della Romania di oggi. Sospesa tra passato e presente, nostalgia del comunismo e risvegli religiosi, antica austerità e neoconsumismo. (...) Lo ha diretto Cristi Puiu, capofila di quel nuovo cinema romeno che da una decina d'anni dà lezioni di vitalità al mondo. Ed è interpretato da una piccola folla di attori magnifici (...). Sotto la trama sociale ce n'è un'altra, più intima e familiare, molto «romena» e insieme universale, che dà al film di Puiu il suo sapore più prezioso."

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"(...) un film che pretende dallo spettatore una partecipazione attiva, ma gli offre in cambio un'esperienza ripagante. Sullo scorrere delle tre ore, lo spazio dell'appartamento diventa spazio narrativo: un atrio angusto, una cucina fumosa di effluvi e di tabacco, una camera da pranzo, un bagno sempre occupato, una stanza da letto immersa nella penombra per via di un piccolino che dorme. La macchina da presa sbircia curiosa qua e là inquadrando in lunghe sequenze il continuo via vai, le conversazioni, le liti, il cibo messo inutilmente a tavola perché succede sempre qualcosa che impedisce di consumarlo, le storie di corna, le tesi di cospirazione sull'11 settembre e quant'altro, il ritornello sulla piaga della corruzione nella Romania postcomunista. Fra reminiscenze del passato, contraddizioni del presente e ansia del futuro, ci si confronta senza arrivare a una conclusione comune. Del resto stabilire chi ha torto o ragione è impossibile: la realtà è che ognuno - uomo, famiglia, governo che sia - per sopravvivere è costretto a forgiare la propria finzione. Avvalendosi di un intonatissimo cast, Puiu imbastisce una commedia umana di impeccabile qualità formale per ribadire con sorniona ironia che una verità assoluta non esiste. Ovvero, se esiste è altrove, dove non possiamo coglierla: e forse è meglio così."

Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'