ESSAI


120 BATTITI AL MINUTO

 

Regia: Robin Campillo
Interpreti: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Félix Maritaud, Ariel Borenstein, Aloïse Sauvage, Simon Bourgade
Sceneggiatura: Robin Campillo
Fotografia: Jeanne Lapoirie
Musiche: Arnaud Rebotini
Montaggio: Robin Campillo
Scenografia: Emmanuelle Duplay
Produzione: Les Films de Pierre, France 3 Cinéma, Page 114
Distribuzione: Teodora Film
Origine: Francia - 2017
Genere: Drammatico
Durata: 144 min.

 

 

Grand Prix al 70° Festival di Cannes (2017)

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 22 Novembre - ore 21.15

Occhiello
 
Robin Campillo con questo capolavoro compie un miracolo cinematografico, scommettendo sul collettivo e segnando così una grande opera politica che interpella le istituzioni con azioni energiche e simboliche.
 
La trama
 
All'inizio degli anni Novanta i militanti di Act Up-Paris moltiplicano le azioni e le provocazioni contro l'indifferenza generale. L'indifferenza che circonda l'epidemia e i malati di AIDS. Gay, lesbiche, madri di famiglie si adoperano con dibattiti e azioni creative, non violente ma sempre spettacolari, per informare, prevenire, risvegliare le coscienze, richiamare la società alle proprie responsabilità. In seno all'associazione, creata nel 1989 sul modello di quella americana, Nathan, neofita in cerca di redenzione, incontra e innamora Sean, istrionico attivista e marcatore della progressione del virus. Tra conflitti e strategie da adottare Nathan e Sean vivono forte il tempo che resta.
 
La critica
 
"Robin Campillo, già talentuoso sceneggiatore del connazionale Roland Cantet, non parla a sproposito e, a maggior ragione in quest'occasione, non solo mette a punto un'opera importante e precisa in ogni dettaglio, ma rende conto di un'appartenenza personale, essendo anch'egli entrato in Act Up Paris proprio negli anni descritti nel suo film. L'immersione del regista nei fatti accesi e nelle atmosfere dolenti di quel tempo e di quelle precise situazioni umane è imponente: avviando l'opera corale con una lunga introduzione nell'aula dei dibattiti (...), intervallata dalla messa in scena di alcuni raid dimostrativi, la conduce gradualmente verso l'intimità degli interni privati ove la storia d'amore fra Nathan e Sean prende corpo. Il percorso cine-linguistico qui praticato da Campillo è interessante perché si manifesta come un grande 'close-up' a stringere sui due ragazzi, rappresentanti di un amore ferito 'ab origine' eppure straordinariamente puro. Contestualmente il rumore assordante dei flash mob e delle chiacchiere sui banchi dell'aula viene a cessare dando spazio (e tempo) alla voce del cuore, all'accompagnamento della musica classica e, non per ultimo, a un 'silenzio' non più mortifero bensì carico di vita, mentre nottetempo la Senna si tinge di un rosso peccaminoso… Quello di chi non sapeva (o non sa ancora oggi) ascoltare e vedere."
 
"Il film di Campillo è eccezionale per come riesca a renderci invisibili come spettatori durante gli articolati dibattiti (ricorda La classe di Cantet per la chiarezza sulle dinamiche di gruppo; Campillo era infatti co-sceneggiatore) passando poi con naturalezza a momenti privati di grande delicatezza e sensualità."
Francesco Alò, 'Il Messaggero'
 
"(...) è attraverso il rapporto con la malattia (come metafora) che emergono il conflitto, l'omofobia, i pregiudizi sociali mai sopiti e molto accesi anche oggi. Fuori la battaglia, il Gay Pride, la guerrilla contro la multinazionale di stato, la controinformazione nelle scuole - la faccia della ragazzina supponente che tanto lei non si ammala, mica è gay - i momenti di intimità tra Sean (Nahuel Perez Biscayart) e il suo compagno Nathan (Arnaud Valois) conosciuto nel gruppo. Dentro il confronto, le litigate, le strategie - nel cast anche Adèle Haenel già protagonista per i Dardenne. Cosa fanno, chi sono, quale è la vita privata di ciascuno oltre quella stanza e l'impegno non lo sappiamo ma non importa. Campillo ha raccontato di essere partito dal suo vissuto, l'esperienza da attivista in quegli stessi anni con Act Up, e la continuità tra vita e politica è la scommessa di questo racconto."
Cristina Piccino, 'Il Manifesto'

UN ALTRO ME

 

Regia: Claudio Casazza
Interpreti: Paolo Giulini, Francesca Garbarino, Andrea Scotti (II), Maritsa Cantaluppi, Luca Bollati, Luigi Colombo, Laura Emiletti, Donatella Zaccaria
Sceneggiatura: Claudio Casazza
Fotografia: Claudio Casazza                      
Suono: Alessio Fornasiero - (presa diretta)
Montaggio: Luca Mandrile
Produzione: Graffitidoc Srl
Distribuzione: Lab80 Film
Origine: Francia - 2016
Genere: Documentario
Durata: 83 min.

 

 

In Collaborazione con l’Associazione Soroptimist di Treviglio, in occasione della Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 29 Novembre - ore 21.15

Occhiello
 
Il primo esperimento italiano di 'trattamento intensificato' per responsabili di violenze sessuali.
 
La trama
 
Il carcere non come luogo d'internamento, ma di consapevolezza e riflessione. 12 mesi con i detenuti per reati sessuali e l'équipe del criminologo Paolo Giulini: un percorso per comprendere, ridefinire e modificare il significato della propria esperienza, ed esistenza. Nella subcultura carceraria sono "gli infami", nel gergo tecnico di psicologi e operatori penitenziari sono i "sex offenders". Sono gli autori di reati sessuali, spesso separati da tutti e isolati dal resto dei detenuti. Carcere di Bollate. Una ventina di questi detenuti seguono un trattamento tra gruppi di lavoro in cui discutono del loro reato, della gestione dello stress, della prevenzione della recidiva, dei traumi subiti e di quelli trasmessi. Sono tutti rei confessi ma tra loro c'è chi si mette in gioco, chi minimizza e chi finge palesemente. Un'equipe di criminologi e psicologi guida questo lavoro cercando di far intraprendere al detenuto un percorso di riflessione su di sé e sul reato commesso. Tra loro discutono, allontanano alcuni detenuti, cercano di capire gli altri e s'interrogano. Discussioni, liti, giochi e lezioni si susseguono mentre avvengono lunghe elaborazioni. Le mura, le sbarre e i lunghi corridoi del carcere dividono questo mondo da quello fuori.
 
La critica
 
“(…)Un'opera rivoluzionaria, a testimonianza di una profonda verità, oltre - e al di là - della demonizzazione dei volti che abitano l'Unità di Trattamento intensificato del CIPM, primo esperimento in Italia di prevenzione della recidiva per reati sessuali. Il documentario non segue i canoni classici dell'analisi d'inchiesta, limitandosi a mettere in scena la quotidianità di una condizione che sfocia nella violenta sopraffazione dell'essere umano su un altro essere umano, anzi, abbandonando ogni sorta di retorica, lo sguardo indaga, si ferma, immobile, in un angolo della stanza, per farsi raccontare l'umanità dietro la disumanizzazione del mostro, lasciando i detenuti costantemente fuori fuoco per concentrarsi sugli operatori sanitari e sui dettagli di un istituto comprensivo in cui al silenzio si sostituiscono vacui sentimenti d'angoscia che la solitudine ha trasformato in rapporti patologici col mondo.
Un lungo viaggio nel travagliato mondo dei carnefici, dove le vittime sono evocazione di una sopraffazione crudele, vissuta come per istinto e avvicinata dal regista grazie a uno shopenhaueriano velo di maya giocato sul fuori fuoco. Una sorta di spazio altro in cui sia spettatori che detenuti sono tutelati dalla scelta nitida di scorgere il racconto senza affrontarne lo sguardo. Casazza abita i luoghi con la pazienza di colui che non contrappone forzosamente il dolore dei sentimenti alla segregazione. Non c'è mediazione da parte sua, piuttosto una presa d'atto in profondità, affidata a una forma spogliata da ogni sorta di poetica autoriale, che si avvicina per questo alla contraddizione che incarnano gli uomini, tra assunzione di colpa e sradicamento di un'idea legittimante.”